Fondazione Prada: ancora Milano da amare

La periferia rivive grazie a Miuccia e al suo genio

E niente diamole atto della genialità. Miuccia, con la sua Fondazione Prada, è riuscita a portare gente (tanta gente) anche nella periferia di Milano, quella molto spesso dimenticata e troppo spesso nascosta sotto ad un tappeto come polvere.
Periferia Sud in zona Ripamonti, vecchie fabbriche ormai fantasma di loro stesse, ma con un fascino quasi metafisico. Grandi stradoni, lavori in corso e distese di terra polverosa che attende i fatidici “Lavori in corso”. Sembra chic anche prendere il 79, dove alla fermata sembra di essere ad un happening del Fuorisalone, non in una zona che un tempo coltivava sogni, ma oggi coltiva spettri.

Il bestiario umano che si trova alla Fondazione è davvero vario: famiglie, professionisti in giacca e cravatta, hipster con scarpe finto trasandate, turisti dagli occhi a mandorla con l’ultima scarpetta della Maison.

Ciò che una volta era la Società Italiana Spiriti ora è uno spazio espositivo meraviglioso e versatile, reso ancora più coinvolgente dal genio di Rem Kolhaas e dal recupero delle vetrate originali che donano trasparenza e luce e gli alberi di fico, furbescamente cimati diventano sculture anch’esse che spiccano nei volumi di cemento e acciaio.

Il Bar Luce è diventato ormai un luogo di culto, flipper vintage e cultura nel menù, ricordano i vecchi bar milanesi con riferimenti al neorealismo italiano. Bellissimo il bancone bancone in stile con barattoli in vetro stracolmi di caramelle e bon bon e una bella macchina per il caffè vintage.

Tutto sembra furbescamente abbinato: arte antica e contemporanea, acciaio e cemento, nostalgico e futurista. Se si chiudono gli occhi ci si riesce ad immaginare di essere in città d’oltreoceano, a New York o a Boston, e invece no, siamo in quella Milano che ha aperto gli occhi e ha deciso che sì, è arrivato il momento di sfoderare la sua bellezza e non ce n’è per nessuno.

Fondazione Prada

Largo Isarco, 2

20135 Milano

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