Quel giovedì dove tutto mi crollò sulla testa

Di quando ho smesso di essere figlia

Chicca, ho qualcosa che non va, mi hanno diagnosticato una macchia sospetta al seno.

Il mondo si è fermato. Quella dall’altro capo del telefono era la mia mamma. La MIA mamma. Associata a quella parola, che non pensi mai ti possa toccare da vicino. CANCRO. Lì il mondo si è fermato. Ero al mare, erano i primi di giugno. Al telefono ho fatto quella forte, quella che non ha mai bisogno di conforto, ma che conforta gli altri. Ma no, non ce la facevo, dovevo riattaccare il prima possibile. Ho subito chiamato Irene, uno dei pilastri della mia vita anche se facciamo magari un mese senza sentirci. E lì sono crollata. Non ci potevo credere, tutto era così surreale.
E’ questa la sensazione quando ti dicono qualcosa che spaventa a tal punto da paralizzare i pensieri: tutto diventa attutito e non senti realmente ciò che le persone dicono.
E poi inizia il percorso. Quello delle corsie di ospedale e delle code che sembrano non finire mai: l’operazione, la degenza, il referto, le analisi, le analisi ancora, la prima chemio, le analisi di nuovo, la seconda chemio, le ennesime analisi e la terza chemio. E così via. Per almeno un anno.

E lei nel mentre si consuma. Quel corpino che era quello di un leone diventa sempre più debole e fragile. Le nausee continue impediscono di vivere, di esserci.
E tu non puoi fare altro che diventare grande, riporre nell’armadio quei panni di figlia che erano tanto comodi e calzare quelli di adulta, che forse volevi ritardare ancora un po’ a mettere. Sì, perché fino a quando hai una madre come la mia, non sei mai totalmente “staccata”. Lei era sempre lì, pronta a facilitare la tua vita.

Oggi lei non sta bene. Ma io so che ce la farà. Perché non si merita tutto questo e se esiste una legge divina, questo è il momento di farla girare a suo favore.

A tutte voi invece, vorrei dire una cosa. Andate a farvi visitare, fate prevenzione. Non esistono impegni più importanti, non esiste procrastinare qualcosa che può salvare la vostra vita.

Mamme, fate rimanere i vostri bambini figli il più a lungo possibile.
Forse loro, come me, non lo capiranno subito quanto siete preziose, ma fidatevi, voi siete luce, anche nei periodi più bui del vostro rapporto.

Mamma, tu sei una grande donna, lo sei sempre stata. Io so che sconfiggerai anche questa battaglia. Esattamente come io, a 5 anni ho sconfitto la paura del buio.

 

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2 risposte a “Quel giovedì dove tutto mi crollò sulla testa”

  1. Patricia Elena Diaz

    Bellissimo articolo…ti auguro che tua mamma possa dire al più presto… C’è l’ ho fatta !!!…e che questo stare male per poter guarire sia solo un “parentesi” nella vita….Come mamma posso dire che sono sopratutto i figli che ci danno la forza per andare avanti…Coraggio…e W la prevenzione!!!

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